
Quando si parla di cosa vedere a Napoli, la storia della città è già tutta in superficie. Spaccanapoli, il rettilineo che taglia in due il centro storico, ricalca l'antico tracciato della Neapolis greca, fondata tra la fine del VI e il V secolo avanti Cristo. Dall'altro lato del golfo incombe il Vesuvio, il vulcano che nel 79 dopo Cristo sommerse di cenere Pompei ed Ercolano. In una cappella del centro antico, un unico blocco di marmo è stato scolpito con tale maestria da far sembrare il velo che ricopre il corpo un tessuto leggero. È qui che è nata la pizza moderna. E a quaranta metri sotto il selciato si estende un'intera città sotterranea.
Noi di Travelmyth, il motore di ricerca per soggiorni che vi aiuta a trovare sistemazioni in base ai vostri interessi e alle vostre esigenze attraverso 60 categorie di soggiorno, abbiamo preparato questa guida per scoprire ciò che merita il vostro tempo a Napoli. Il percorso spazia dalle strade greco-romane del centro storico alla Cappella Sansevero, dal Museo Archeologico Nazionale ai castelli sul mare e sulla collina, fino ai percorsi sotterranei e alle catacombe. Non mancano i Quartieri Spagnoli con il murales di Maradona, il teatro d'opera, la galleria, il Vomero e Capodimonte, senza dimenticare la cucina che vi ha spinto a venire fin qui e le escursioni verso il Vesuvio, Pompei e le isole. In tutto, circa quarantacinque luoghi di interesse.
Napoli è la città più grande del Mezzogiorno e la terza in Italia per popolazione, dopo Roma e Milano. Dal 1995 il suo centro storico fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO e l'antico tracciato greco di Neapolis è ancora ben leggibile nell'attuale assetto urbanistico. Il nome stesso deriva dal greco antico Νεάπολις, formato da néa, ovvero "nuova", e pólis, "città": letteralmente, "città nuova".
Per cosa è conosciuta? Per molteplici aspetti. È la patria di icone gastronomiche ormai note in tutto il mondo, prima fra tutte la pizza. Ogni anno, il 19 settembre, la città celebra il tradizionale miracolo di San Gennaro, suo patrono. Il porto di Napoli rappresenta uno dei principali scali europei, mentre il Vesuvio, il vulcano che nel 79 d.C. cancellò Pompei ed Ercolano, domina ancora oggi il golfo. Insomma, tra il centro storico greco-romano, il patrimonio artistico, la città sotterranea e la cucina, Napoli offre davvero molto da scoprire.
Non esiste una risposta univoca, ma l'assetto della città aiuta a orientarsi. Il centro storico è raccolto e si gira comodamente a piedi: Spaccanapoli e Via dei Tribunali tagliano il cuore della città da est a ovest, con la maggior parte delle chiese, la cappella, il duomo e i musei concentrati lungo questo asse o nelle immediate vicinanze. Dedicate un paio di giorni con calma al centro e avrete comunque sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Poi c'è tutto il resto. Il porto di Napoli è un nodo fondamentale per passeggeri e traghetti; il Vesuvio si trova a circa nove chilometri a est, mentre Pompei ed Ercolano sono raggiungibili in breve tempo con il treno. Se volete visitare il centro storico e aggiungere una o due escursioni tra gli scavi, il vulcano o la costa, calcolate tre o quattro giorni. Napoli ripaga il tempo che le dedicate: è una città densa, stratificata e autentica, un centro vivo e pulsante piuttosto che una città-museo.

Spaccanapoli è il rettilineo che taglia il cuore del centro storico di Napoli. Il nome deriva dal fatto che, vista dall'alto, questa strada sembra dividere in due la città. È il più meridionale dei tre decumani, le antiche vie che seguivano l'asse est-ovest dell'impianto greco-romano di Neapolis, la cui struttura ortogonale è tuttora ben visibile passeggiando tra i vicoli.
Lungo questo asse e la parallela via dei Tribunali si concentra gran parte del patrimonio artistico cittadino. Il Pio Monte della Misericordia, che custodisce un capolavoro di Caravaggio, si trova proprio in via dei Tribunali, a due passi dalla scalinata che sale verso il Duomo. Dedicate una mattinata a percorrere queste due arterie, lasciandovi guidare dalla curiosità tra le chiese che si affacciano lungo il tragitto: sarà il modo migliore per scoprire l'anima più profonda della città antica.


Il complesso monumentale di Santa Chiara fu edificato tra il 1313 e il 1340 per volontà della regina Sancha di Maiorca e di suo marito, re Roberto d'Angiò. La meta principale dei visitatori è il Chiostro delle Clarisse, celebre per il rivestimento in maiolica realizzato nel 1742 da Domenico Antonio Vaccaro secondo il gusto rococò. I pilastri e le sedute maiolicate trasformano il cortile in un giardino di ceramica dipinta.
Il complesso porta su di sé i segni del tempo. Parzialmente distrutto da un incendio in seguito ai bombardamenti alleati della Seconda guerra mondiale, fu riportato a un presunto stato originario da un discusso restauro, terminato nel 1953. Trovandosi a due passi da Spaccanapoli, si inserisce perfettamente in una passeggiata attraverso il centro storico.

Il Cristo velato è il motivo delle continue file davanti a questa piccola cappella. Si tratta di una scultura in marmo, portata a termine nel 1753 dall'artista napoletano Giuseppe Sanmartino, ricavata da un unico blocco di marmo bianco e voluta dal principe Raimondo di Sangro di Sansevero. È l'opera principale della Cappella Sansevero. Una nota leggenda narra che il principe avesse trasformato un vero velo in marmo grazie a un procedimento alchemico; in realtà, il velo e la statua furono scolpiti nello stesso blocco di pietra. Si dice che lo scultore Antonio Canova abbia affermato di essere disposto a cedere dieci anni della propria vita pur di aver realizzato un'opera di tale maestria.
La cappella stessa è opera del principe. A darle l'aspetto definitivo fu proprio Raimondo di Sangro, che ne curò la ristrutturazione inserendo simboli massonici, mentre nei sotterranei sono custodite le due Macchine Anatomiche del Settecento, da sempre avvolte dal mistero: modelli costruiti attorno a veri scheletri umani con una ricostruzione dei sistemi arterioso e venoso. Un consiglio pratico: l'ingresso al Museo Cappella Sansevero va prenotato in anticipo, scegliendo al momento dell'acquisto la data e un orario a partire dalle 9:00; i biglietti non sono validi per giorni diversi da quello selezionato (informazione aggiornata a metà 2026, si consiglia di verificare prima della visita).


Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli rappresenta un punto di riferimento fondamentale per chiunque voglia approfondire l'antichità, essendo la tappa più ricca di spunti in tutta la città. Custodisce i reperti romani provenienti dai siti di Pompei, Stabia ed Ercolano; è qui, infatti, che sono stati raccolti mosaici, affreschi e oggetti di uso quotidiano rinvenuti nelle città sepolte. La nascita del museo risale al 1777, quando l'edificio dell'antica università fu destinato a ospitare le collezioni reali, fino all'inaugurazione ufficiale del Real Museo Borbonico avvenuta nel 1816.
La sezione dedicata alla scultura è di eccezionale valore. La Collezione Farnese comprende l'Ercole Farnese, opera che ha cristallizzato l'immagine dell'eroe nell'immaginario collettivo europeo, e il Toro Farnese, ritenuto il gruppo scultoreo più imponente mai recuperato dall'antichità. Di particolare interesse è il Gabinetto Segreto, un'ampia raccolta di reperti a carattere erotico provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano. Questa collezione di arte erotica romana del primo secolo, conservata in sale dedicate, è stata riaperta al pubblico nel 2000.


Il Duomo di Napoli è la chiesa principale della città e sede dell'arcivescovo di Napoli. È comunemente conosciuto come Cattedrale di San Gennaro, in onore del patrono della città. Il suo tesoro più celebre è l'ampolla contenente il sangue del santo, che viene mostrata ai fedeli tre volte l'anno: il sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre, date in cui il sangue, solitamente solido, si liquefa.
A pochi passi, all'angolo di via dei Tribunali, sorge il Pio Monte della Misericordia. Nel 1602 i fondatori istituirono l'ente e commissionarono una piccola chiesa, realizzata da Giovanni Giacomo Di Conforto vicino alla scalinata che conduce al Duomo. Sopra l'altare maggiore è custodito il capolavoro di Caravaggio, le Sette opere di misericordia, un olio su tela del 1607 circa in cui l'artista riunì tutte e sette le opere di misericordia in un'unica composizione divenuta pala d'altare della chiesa. L'opera si trova ancora oggi nella sede per cui fu concepita.


Piazza del Plebiscito è il cuore monumentale di Napoli, delimitato a est dal Palazzo Reale e a ovest dalla chiesa di San Francesco di Paola. Deve il suo nome al plebiscito del 21 ottobre 1860, che sancì l'annessione della città al Regno d'Italia. L'ampio colonnato e lo spazio aperto ne fanno da sempre uno dei principali luoghi di ritrovo dei napoletani.
La chiesa di San Francesco di Paola chiude il lato occidentale della piazza. Ispirata al Pantheon di Roma, svetta con una cupola alta 53 metri. Il progetto è dell'architetto svizzero Pietro Bianchi e i lavori si sono protratti dal 1816 al 1846. Il palazzo, la piazza e la chiesa formano un complesso architettonico che si visita comodamente a piedi in un pomeriggio, trovandosi a pochi passi dal teatro dell'opera e dalla galleria.


Il Castel Nuovo è una fortezza medievale che si affaccia su Piazza Municipio e sul palazzo di città, rappresentando uno dei simboli architettonici più significativi di Napoli. È conosciuto da tutti come Maschio Angioino. Il nucleo originario fu voluto da Carlo I d’Angiò; il cantiere del Castrum Novum prese il via nel 1279 e fu portato a termine nel giro di pochi anni.
L’elemento che colpisce subito visitandolo è l'ingresso. L'imponente arco di trionfo in marmo bianco, risalente al 1470, celebra l'entrata di Alfonso d'Aragona a Napoli avvenuta nel 1443 e svetta incastonato tra le due torri scure. Data la sua vicinanza al porto e agli imbarchi dei traghetti, il castello è spesso il primo o l'ultimo scorcio della città che si incontra arrivando o partendo.

Sotto il centro storico si estende una seconda città. Napoli Sotterranea vi conduce a quaranta metri di profondità, tra cunicoli e cisterne. Si tratta di un sistema antichissimo: in epoca augustea, i Romani dotarono l'abitato di gallerie stradali e di una complessa rete di acquedotti. Secoli dopo, quegli stessi sotterranei vennero adibiti a rifugi antiaerei durante il secondo conflitto mondiale, salvaguardando la popolazione dai bombardamenti. Scendere fin laggiù è una delle esperienze più significative che si possano fare a Napoli.
Il sottosuolo è talmente vasto da non poter essere racchiuso in un unico itinerario. Risalendo verso Capodimonte, sotto il Rione Sanità, si trovano le Catacombe di San Gennaro, luoghi di sepoltura e culto paleocristiano articolati su due livelli, quello superiore e quello inferiore. Il sito fu consacrato a San Gennaro nel V secolo, in occasione della traslazione dei suoi resti. Se a questo aggiungiamo la Galleria Borbonica, la scelta di percorsi per esplorare questo strato nascosto della città diventa davvero ampia.


I Quartieri Spagnoli sono un fitto reticolo di vicoli che risale la collina sopra Via Toledo. Nacquero attorno al XVI secolo per alloggiare le guarnigioni spagnole a difesa della città, su progetto degli architetti Giovanni Benincasa e Ferdinando Manlio, per volere del viceré Pedro de Toledo. Fin dalle origini, la zona si è distinta per l'alta densità abitativa, caratteristica che conserva ancora oggi tra panni stesi, motorini, edicole votive e un vociare costante.
Nel cuore del quartiere, in Via Emanuele De Deo, svetta il murales dedicato a Maradona. Realizzato da Mario Filardi, che all'epoca aveva appena ventitré anni, l'opera celebrava il secondo scudetto del Napoli nel 1990. Da allora, il luogo è diventato una sorta di tempio a cielo aperto, richiamando persone da ogni dove verso quegli altari improvvisati dove i tifosi lasciano maglie, sciarpe e piccoli oggetti in segno di devozione.


Il Teatro di San Carlo è il più antico teatro d'opera al mondo ancora in attività, inaugurato nel 1737. Voluto dal re Carlo III di Borbone, aprì i battenti il 4 novembre 1737, giorno dell'onomastico del sovrano. La sua fondazione anticipa di quarantun anni quella della Scala di Milano e di cinquantacinque quella della Fenice di Venezia. Un incendio divampò durante le prove generali di un balletto il 13 febbraio 1816; in seguito l'impresario Barbaia ricostruì il teatro in soli dieci mesi. Il teatro comunica direttamente con il Palazzo Reale e sorge a ridosso di Piazza del Plebiscito.
Proprio di fronte al teatro si trova la Galleria Umberto I, eretta tra il 1887 e il 1890 su progetto di Emanuele Rocco in stile umbertino. Si tratta di una struttura a croce alta e ariosa, sormontata da una cupola in vetro sostenuta da sedici costoloni metallici; l'opera costituì il perno del risanamento di Napoli, un vasto progetto di riqualificazione urbana durato fino alla Prima guerra mondiale. Nello stesso quartiere, a pochi passi dalla piazza, si incontra il Gran Caffè Gambrinus: questo angolo di città rappresenta il fulcro della vita teatrale e dei caffè napoletani.


Sulla collina del Vomero, a dominare la città, sorgono due importanti monumenti. Castel Sant'Elmo è un'antica fortezza in tufo che svetta su Napoli; deve la sua particolare pianta stellata a sei punte agli interventi di Pedro Luis Escrivà tra il 1537 e il 1547. Accanto si trova la Certosa di San Martino, ex monastero certosino oggi adibito a museo, completato e inaugurato nel 1368 sotto il regno di Giovanna I di Napoli. Arroccata sulla sommità del colle, insieme al castello adiacente la Certosa è uno dei riferimenti visivi più riconoscibili della città.
La Certosa è un capolavoro dell'architettura barocca, ampliata nel periodo della Controriforma, e le sue esposizioni di presepi sono considerate tra le più pregiate al mondo. Sempre al Vomero si trova Villa Floridiana, dimora monumentale immersa in un ampio parco che dal 1931 ospita il Museo Nazionale della Ceramica, noto come Museo Duca di Martina. La collina è collegata al resto della città da tre funicolari: le linee di Montesanto (stazione Morghen), Centrale (stazione Piazza Fuga) e Chiaia (stazione Cimarosa).


Via Toledo è una strada storica, tra le arterie commerciali più rilevanti di Napoli. Fu voluta nel 1536 dal viceré spagnolo Pedro de Toledo, che ne affidò il progetto all'architetto Ferdinando Manlio. Con i suoi quasi 1,2 chilometri di lunghezza, collega Piazza Dante a Piazza Trieste e Trento, a ridosso di Piazza del Plebiscito, tracciando il percorso naturale per attraversare il centro cittadino.
Spostandosi nel sottosuolo si scopre una delle sorprese della città. La stazione della metropolitana Toledo è considerata tra le più belle al mondo e nel 2013 ha ricevuto l'Emirates LEAF Award come miglior edificio pubblico dell'anno. Progettata dall'architetto spagnolo Oscar Tusquets, è caratterizzata da due imponenti mosaici di William Kentridge, realizzati dal mosaicista Costantino Aureliano Buccolieri. Un grande cono, chiamato "Crater de Luz", attraversa tutti i livelli della stazione, convogliando la luce naturale verso le scale mobili che conducono alle banchine.


Castel dell'Ovo è la fortezza più antica di Napoli e si affaccia direttamente sul mare. Sorge sull'antica isola di Megaride, oggi una penisola, in un porto dalle radici profonde: coloni greci provenienti da Cuma fondarono in quest'area un insediamento noto come Palaeopolis. Il nome significa letteralmente "Castello dell'Uovo" e deriva da una leggenda secondo la quale Virgilio avrebbe nascosto un uovo magico nelle fondamenta per sostenere le fortificazioni; se l'uovo si fosse rotto, il castello sarebbe andato distrutto.
Ai piedi del castello si estende il Borgo Marinari, un piccolo insediamento di pescatori sorto subito a est della fortezza e oggi trasformato in un porticciolo con ristoranti. È uno dei luoghi più piacevoli della città in cui fermarsi sul mare con il golfo e il Vesuvio davanti. A metà del 2026, l'accesso all'interno di Castel dell'Ovo era ancora interdetto per lavori di restauro e riqualificazione, ma la passeggiata sul lungomare, le vedute esterne e il Borgo Marinari meritavano comunque una sosta.


Passeggiare sul lungomare è uno dei piaceri più semplici di Napoli. Via Caracciolo è nata proprio dove un tempo si stendeva la spiaggia, regalando alla città un lungo tratto con il mare da un lato e i giardini dall'altro. A fianco corre la Villa Comunale, il parco pubblico voluto da Ferdinando IV di Borbone negli anni Ottanta del Settecento. Percorretelo verso sera, in direzione Mergellina: il golfo farà il resto.
In questo tratto si trova anche un pezzo di storia della scienza. La Stazione Zoologica Anton Dohrn è un istituto dedicato alla ricerca di base in biologia, fondato nel 1872 per iniziativa privata di Anton Dohrn, e ospita un acquario. È una tappa insolita e discretamente affascinante tra il parco e il mare.


Capodimonte è una maestosa reggia borbonica, progettata da Giovanni Antonio Medrano e Giacomo Antonio Canevari, che domina la città dall'alto della sua collina. Re Carlo VII di Napoli e Sicilia, futuro Carlo III di Spagna, decise di costruire qui un casino di caccia, ma il sito si trasformò col tempo in uno dei musei più grandi d'Italia. Il nucleo della collezione ruota attorno alla prestigiosa Collezione Farnese, ereditata dal sovrano per parte di madre.
Per molti il richiamo principale è la pittura. Il museo custodisce la Flagellazione di Caravaggio, databile tra il 1607 e il 1608, insieme ad altri capolavori come l'Antea del Parmigianino, realizzata tra il 1524 e il 1527. La reggia sorge all'interno del Real Bosco di Capodimonte, 134 ettari di giardini e boschi con vista sulla città e sul golfo di Napoli, offrendo così la possibilità di abbinare la visita alle opere d'arte a una lunga passeggiata nel verde.


A nord del centro storico, a ridosso della collina di Capodimonte, si estende il Rione Sanità. È uno di quei quartieri dove si percepisce il tessuto reale della città, al di là dei monumenti. Nel sottosuolo, lungo il pendio che sale verso Capodimonte, si snodano le Catacombe di San Gennaro: il rione sorge dunque sopra alcuni dei più antichi siti cristiani di Napoli.
Il quartiere ha dato i natali a figure leggendarie. Probabilmente il personaggio più celebre della Sanità è Totò, attore, poeta, cantante e scrittore del Novecento, nato in via Santa Maria Antesaecula. Percorrerne i vicoli e le scalinate significa scoprire una Napoli che le cartoline spesso non mostrano, e il percorso si collega spontaneamente a una visita alle catacombe o a una passeggiata verso Capodimonte.


Napoli è legata a doppio filo a pietanze diventate simboli gastronomici in tutto il mondo, prima fra tutte la pizza; quella napoletana è la classica pizza tonda preparata secondo la tradizione locale. Secondo la tradizione si usano pomodori San Marzano o pomodorini del Piennolo del Vesuvio, mozzarella di bufala campana o fior di latte, e la cottura avviene in un forno a legna rovente, tra i 430 e i 480 °C, per un tempo brevissimo che va dai 60 ai 90 secondi. Nel 2017, l'arte del pizzaiuolo napoletano, una pratica culinaria in quattro fasi che comprende la preparazione dell'impasto e la cottura nel forno a legna e ha origine a Napoli, è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO.
Tra le storie più note c'è quella della Margherita. La leggenda narra che sia nata il 10 giugno 1889, quando il pizzaiolo Raffaele Esposito fu incaricato di preparare una pizza per la regina Margherita in visita a Napoli, la quale avrebbe gradito maggiormente quella che richiamava i colori della bandiera italiana: il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella e il verde del basilico. È un bel racconto, ma va preso per quello che è: studi successivi hanno sollevato dubbi sulla sua veridicità. Per chi preferisce concludere con un dolce, la scelta ricade sulla sfogliatella, tipico dolce campano a forma di conchiglia con un ripieno dolce o cremoso, declinata nella versione riccia e in quella frolla.

Napoli ha un clima mediterraneo caldo, classificato Csa secondo Köppen, con estati calde e inverni miti o freschi. In pratica, le stagioni intermedie sono le più favorevoli: in genere si consiglia di visitare la città in primavera o in autunno, quando le temperature sono più miti rispetto alla piena estate. In questi mesi è possibile passeggiare per il centro storico e sul lungomare con maggiore comodità, evitando il caldo intenso di luglio e agosto.
C'è poi una data da segnare sul calendario: il 19 settembre, quando la città celebra il tradizionale miracolo di San Gennaro, il patrono. In quell'occasione, la cattedrale si riempie di fedeli per il rito della liquefazione del sangue. Se volete assistere a uno dei momenti più profondamente napoletani dell'anno, questa è la giornata da considerare.

Si parte dalle rovine. Pompei, vicino a Napoli in Campania, fu sepolta sotto 4-6 metri di cenere e pomice durante l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., mentre Ercolano, a circa 8 km a sud-est di Napoli alle pendici del vulcano, fu distrutta dalla stessa eruzione. Insieme a Torre Annunziata, i due siti costituiscono dal 1997 un complesso riconosciuto come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, prezioso per l'immagine eccezionalmente completa che restituisce della vita romana. A sovrastare tutto si erge il Vesuvio, un somma-stratovulcano a circa 9 km a est di Napoli, considerato tra i più pericolosi al mondo e incluso tra i Vulcani del Decennio. Per spostarsi, la ferrovia Circumvesuviana è la soluzione più pratica: una rete a scartamento ridotto di 142 km che si estende a est della città; la linea Napoli-Sorrento, di circa 47 km, impiega circa un'ora e serve le principali fermate per Pompei ed Ercolano.
Poi ci sono la costa e le isole. La Costiera Amalfitana, il tratto di litorale affacciato sul Mar Tirreno e sul Golfo di Salerno, è patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1997, mentre Sorrento, situata sulla sua penisola sopra il Golfo di Napoli, è una base molto apprezzata. Nel golfo, Capri è meta di villeggiatura fin dall'epoca romana ed è celebre per le sue grotte marine, tra cui la rinomata Grotta Azzurra; Ischia, isola di origine vulcanica a circa 30 km dalla città, è nota per le strutture termali, la cucina mediterranea e le sistemazioni di fascia alta; la piccola Procida, infine, si trova tra Capo Miseno e Ischia. Nell'entroterra, la Reggia di Caserta, risalente al XVIII secolo, è a sua volta patrimonio dell'umanità UNESCO.

Probabilmente arriverete in aereo o via mare. L'aeroporto internazionale di Napoli-Capodichino, sigla NAP, è lo scalo di riferimento per la città, l'area metropolitana e l'intera regione, nonché il più trafficato del Mezzogiorno. Il porto di Napoli costituisce il principale collegamento con le isole. Una volta in città, il centro storico si gira comodamente a piedi, le tre funicolari del Vomero permettono di raggiungere la collina, mentre la ferrovia Circumvesuviana collega il capoluogo verso est a Pompei, Ercolano e Sorrento.
Per quanto riguarda il soggiorno, il centro storico vi permette di restare a contatto con i luoghi d'interesse, mentre il lungomare e il Vomero comportano un po' più di distanza in cambio del panorama. Travelmyth, il motore di ricerca che vi aiuta a trovare sistemazioni in base ai vostri interessi e alle vostre esigenze attraverso 60 categorie, propone strutture a Napoli che potrete filtrare in base a ciò che conta per voi. Se preferite risvegliarvi circondati dalla storia, potete restringere la selezione agli Hotel Storici e combinare questa scelta con un'altra categoria per trovare la soluzione più adatta alle vostre esigenze.